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2018

ottobre Tra le mie varie conferenze segnalo una PRIMA assoluta: "FOTOGRAFIA e SPIRITUALITA' - Fotografare in comunione con l'Universo" a Campi Bisenzio

ottobre Mostre "San Rossore" e la novità "IL RAPIDO CONFINE" nel bellissimo Chiostro di Cennano, a Montevarchi

settembre Mostra NEW MAYIM nell'ambito di FotoincontriOFF a Bibbiena

maggio Dopo due anni sabbatici: Collettiva nella Galleria milanese QUINTOCORTILE, dal titolo Figurativastrattivo nell'ambiìto del FOTOFESTIVAL, con l'opera unica "Ordinary wonder".

aprile 4° incontro di "Carlo Delli . CREATIVE LIFE" a Marina di Carrara organizzzato dal Circolo Fotografico Apuano

aprile Conferenza per la chiusura del Corso di Fotografia di Roberto Evangelisti al CRDU dell'Università di Pisa

marzo Conferenza "Ricerca, reportage, street photography o foto singola...in pratica" a Calci organizzata da IL GRUPPO

febbraio Collettiva d'Arte  "Più di trenta" , Studio Gennai, Pisa.

febbraio Conferenza "Ricerca, reportage, street photography o foto singola...in pratica", presso il Circolo Fotografico San Giorgio di Albenga SV

2017

giugno Nella splendida cornice della Certosa di Calci sono relatore al workshop "Fotografare il comportamento animale"

giugno Interessante e proficua presentazione del mio libro "... nelle nostre ossa" presso la Coop di Porta a Mare a Pisa!!

maggio Serata di Creative Life a Campi Bisenzio, su invito del grande Giorgio Tani presso il Gruppo fotografico IDEA VISIVA

maggio Sono relatore alla Gionata di Studio "Piante e animali" alla Facoltà di Agraria di Pisa

aprile Con grande piacere sono stato invitato a Firenze dal fotoclub IL CUPOLONE per una serata su fotografia e poesia.

marzo Davvero molto interessante il convegno su Astrattismo e Natura a Palazzo Vitelli a Pisa, che mi ha visto tra i relatori.

febbraio 100° conferenza!!!  Presso il Circolo FotoCineGarfagnana, a Castelnuovo Garfagnana, "INCONTRO CON l'AUTORE-CARLO DELLI"

a gennaio è uscito il mio Ebook, che è anche un AUDIOLIBRO, "...sulle nostre ossa", che racconta una breve ma intensa storia in liriche e fotografie. Lo trovate su www.intrecciedizioni.it o su Ibook dell'Apple Store.

11 novembre 2016: I° incontro Carlo Delli . creative life , Pisa, via Valgimigli 1

22 aprile 2016: sono relatore all'incontro-dibattito su "Etica e atto fotografico oggi" alla Scuola Superiore S.Anna di Pisa.

Marzo 2016: la mia opera "La Terra non ci guarderà mai", appositamente creata per il tema "Il cinema e lo sguardo degli altri" è esposta al MAM - Museo Arte Moderna - di Cosenza.

Dal 26 settembre al 18 ottobre 2015 ho esposto un dittico di Fotografie e FotoScultuRes al Museo di Arte Contemporanea Carà di Muggia-Trieste.

New York !!! Dal 21 maggio al 3 giugno 2015 esposizione di fotografie e fotosculture della serie "Mari" nella bella ONISHI Gallery nel quartiere artistico di Manhattan, Chelsea, comprese nella mostra "The vibrancy of being human".

Aprile 2015: impegnativo SOLO STAND alla Fiera M.I.A. , Milan Image Art, insieme alla Galleria Spaziofarini6 di Milano.

Aprile 2014: emozionante mostra personale nella Galleria 10.2! International Research Contemporary Art di Milano, curata da Gigliola Foschi, con le fotografie de I racconti di Mayim e il Video IO sono molto più di mayim n°1.

Dal 21 dicembre 2013 al 30 marzo 2014 la mia mostra "Dell'acqua e della luce" nelle due grandi sale del secondo piano di Palazzo Lanfranchi a Pisa. 24 fotografie in grande formato tra cui le 10 inedite di "IN UTERO".

Nell'agosto 2013 una mia opera e un mio testo poetico alla collettiva Luci e ombre - Tornare @ Itaca a Grimaldi, in Calabria. La mostra è replicata a Milano in novembre-dicembre.

Nel giugno 2013 ho partecipato alla collettiva "Natura permanente e la Cura - l'acqua, l'aria" a Palazzo Pirola a Gorgonzola, con testi di Eleonora Fiorani, con le opere Mare n°3 e Mare-fuori serie n°1.

Nel maggio 2013 sono stato presente alla collettiva "Shop_Les jeux d'amour" nella Galleria OSTRAKON di Milano, con un'opera di FotoSculptuRes in vetro, fotografia, legno e resina, della serie "Nell'ora che mi conosci".

Novembre 2012: per la seconda volta sono all'evento "ARTISTA DI LIBRO" alla Galleria 10.2! di Milano con l'opera "...sulle nostre e sulle vostre ossa".

Il 24 maggio 2012 ho presentato il mio libro d'arte "Trattato sull'apparizione delle lettere e delle immagini" nella galleria DIE MAUER a Prato, insieme al prof. Massimo Mussini.

Aprile-agosto 2012: due mie opere della serie "I racconti di Majim" - in formato 66x100cm sotto plexiglass - alla mostra "Acqua è energia" all'Acquario Civico di Milano nell'ambito di PhotoFestival 2012.

L'evento-mostra ARTISTA di LIBRO mi ha visto tra gli 8 partecipanti alla Galleria 10.2! di Milano. Il vernissage, sabato 8 ottobre 2011, è stato molto positivo!

Il 10 giugno 2011 ho presentato all'SMS di Pisa il mio libro fotografico NATURA di S.ROSSORE-CREAZIONI. Tanta gente, tanti fotografi, tanti amici! davvero una serata emozionante, grazie a tutti!

Nel maggio 2011 è stata aperta nella sede milanese della Galleria 10.2! International Research Contemporary Art la mia mostra "Fotocreature DigOut", curata da Lorella Giudici e Denis Curti.

Febbraio 2011: ho partecipato alla Fiera d'Arte AFFORDABLE ART FAIR - MILANO www.affordableartfair.com come artista della Galleria milanese 10.2! International Research Contemporary Art !! www.diecipuntodue.it

Il 29 gennaio 2011 si è tenuto l'evento CARLODELLI - POESIA, FOTOGRAFIA e IMMAGINE nell'Aula Magna del S.Anna a Pisa, con Bob Evangelisti, Athos Bigongiali e Pierantonio Pardi

Una mia opera è stata presente all'evento "TUTTO IN UNA SCATOLA... D'ARTISTA" nella Biblioteca di Filosofia e Storia, a Pisa, dal 2/10 fino al 31/12/2010

Nel luglio e agosto 2010 si è tenuta la mostra I racconti di Majim e altre storie nei grandi spazi dello STUDIO GENNAI di PISA.

Dal 14 al 27 maggio 2010 ho tenuto la mostra FOTOCREATURE-INSIDER EXPOSITION nel bellissimo spazio dello Studio d'Arte Pucci a Pietrasanta.

Dal 17 aprile fino al 18 maggio 2010 mostra personale "MAJIM-Fotocreature" all'SMS in San Michele degli Scalzi a PISA, nell'ambito de "IL FUTURO DELL'ACQUA".

12/2009 La FIAP mi ha conferito la sua massima onereficenza: MAESTRO FIAP.

11/2009 E' nato il "TRATTATO sull'APPARIZIONE delle IMMAGINI e delle LETTERE", una edizione speciale in due tirature limitate del mio ultimo libro di poesie.

11/2009 Col progetto FOTOCREATURE DIG-OUT sono uno dei 24 finalisti del XIII Premio Internazionale MASSENZIO ARTE a ROMA. (vedi www.massenzioarte.it).

07/2009 E' terminata il 23 luglio una mia mostra nel bellissimo ambiente SPAZIO81-MORE a Milano. Si può vedere nella sez. MOSTRA MILANO 2009 nel mio sito principale (www.fotocreature.com)

07/2009 Ho realizzato una foto per la copertina del disco "Sorry but I feel so bad" del gruppo rock "The Blacklies": vedere su www.theblacklies.com.

15 maggio 2009: sono stato presente al Circolo fotografico LE GRU di Valverde (Catania) alla inaugurazione di una mia mostra con un interessante dibattito. Grazie agli amici siciliani!!

11/2008 Un mio ritratto in b/n del poeta Alberto Caramella è sulla copertina del doppio CD "Il soggetto è il mare" con musiche di Gianmario Liuni e testi di Alberto Caramella

PELLICOLA o DIGITALE, una storia senza combattimento

Da un po' di tempo ad ogni mia conferenza, mostra o proiezione, mi viene rivolta la stessa domanda: "Perché usi ancora la pellicola se poi devi avere dei files digitali per stampare le foto?", domanda che pare avere spesso un altro tono: "Perché ti ostini ad usare la pellicola?". Risposta: per molte ragioni... nessuna delle quali decisiva per convincervi.
Ho preso in prestito il titolo dall'imperdibile libro sulla fotografia di Claudio Marra “Pittura e fotografia nel '900: una storia senza combattimento”, perché credo che oggi i motivi a favore dell'una o dell'altra modalità di acquisire una fotografia siano così diversi che possono solo sfiorarsi e non affrontarsi. Non si possono paragonare. Ognuno è nettamente superiore all'altro ma su piani diversi, ma non c'è dubbio che il digitale ha e avrà una schiacciante superiorità numerica. Quindi con questo mio scritto non voglio davvero convincere nessuno, anzi porterò molte buone ragioni perché voi usiate il digitale e non le pellicole.

Dunque... invece di fare un elenco preciso, come mio solito, comincio con un esempio. Da alcuni anni sto facendo una serie di fotografie dal titolo “I racconti di Mayim” (vedi il mio sito
www.fotocreature.com). Sono macchie, graffi, segni, disegni o scritture di luce solare su acqua corrente. Nel mirino vedo esattamente il fondo che avrò, prevedo grossomodo quanta parte della foto sarà occupata dalla luce ma solo lontanamente posso intuire quali saranno i segni, i disegni e le eventuali scritture che la velocissima sarabanda di lampi e scintille di sole, che si riflette sulla superficie fremente e instabile dell'acqua, lascerà sulla pellicola. Anche decidere il diaframma giusto dopo aver impostato il tempo è difficile! Questa è quindi la situazione migliore per usare il digitale! Poter vedere sùbito che immagine ho registrato attraverso le lenti sembrerebbe una manna, e da un certo punto di vista lo è: il punto di vista del sapere immediato, della fretta, della comodità e non ultimo della convenienza, la pellicola costa di più: vedete quanti ottimi motivi?
Certo anche chi usa il digitale può avvicinarsi ogni volta al fiume come faccio io, con concentrazione e rispetto, come a chiedere un colloquio e non come andare a fare un interrogatorio. Ma poi le strade sono diverse: risposte immediate o mistero da attendere. L'acqua, le rocce, la luce parlano e io le ascolto e le registro senza pretendere la firma immediata di un verbale. Uno o due rotolini poi la ricerca di altri colori di fondo, di altre onde e curve, altri due rotolini e così via. Quando credo di aver esaurito per quel giorno la “carica” che mi permette la concentrazione all'ascolto vengo via ringraziando tutti e tenendo una mano sulle pellicole. Dopo qualche giorno ritiro gli sviluppi; nessuna fretta, apro le scatoline solo quando so di avere un paio d'ore tranquille: una prima occhiata a tutte, molti cestinamenti ma anche i primi sussulti d'emozione, due o tre caricatori che si riempiono, poi in un minuto proiettore e telo montati, il buio e sùbito dopo davanti a me le mie fotografie un metro per settanta, anche quelle verticali, grandi e nitide, e il cuore che batte forte per le più significative!
Badate che non è solo questione di “romanticismo”. Lo so che oggi con un'ottima digitale le stampe vengono più facilmente che con pellicole scannerizzate, ma è una questione essenziale, “totale”. Gli strumenti influenzano il nostro modo di pensare e quindi anche il nostro modo di fare.
I mondi popperiani esistono davvero: qualsiasi cosa noi inventiamo col nostro mondo interiore entra in un altro mondo, non è più “nostro”, diventa una cosa che interagisce con noi in maniera assolutamente indipendente dalle nostre intenzioni iniziali e non possiamo non risentirne. Attenzione: non sto dicendo che si diventa qualcosa di peggiore ma qualcosa di diverso, se peggiore o migliore... si vedrà.

Prendiamo un altro esempio: ormai, a parte Mayim, faccio quasi esclusivamente foto col cavalletto, un robustissimo, quindi pesante, e quindi anche scomodo cavalletto, che ha girato tutto il mondo con me. Chi ha usato il cavalletto sa bene che questo impone un modo di vedere e di agire diverso dal non usarlo, con lui si pensa di più, si guarda per forza, soprattutto si riflette tra una foto e l'altra. Io lo uso perché per alcuni miei progetti fotografici ho bisogno della massima profondità di campo possibile con una sensibilità minima; col digitale basta impostare 200 o 400 ASA per avere profondità a gogò con un disturbo dell'immagine ormai trascurabile e il cavalletto non lo usate più. Ditemi quanti continuano a portare per il mondo un cavalletto di sei chili avendo e usando solo un'ottima attrezzatura digitale! Sì qualcuno lo conosco, ma quanti rispetto a prima?
Poter guardare sùbito cosa abbiamo “preso” è sul piano pratico un vantaggio grandissimo del digitale. In molte occasioni col digitale si può provare, riprovare, riprovare e riprovare ancora, aggiustando la tecnica e le impostazioni in base a quello che sùbito vediamo, e poi possiamo impostare sensibilità altissime e alla fine otteniamo sicuramente immagini altamente improbabili o addirittura impossibili da ottenere in analogico. La pellicola pone limitazioni e le limitazioni sono state sempre insopportabili per la maggior parte degli esseri umani, figuriamoci in questi tempi. Ma cambia il nostro modo di pensare e di affrontare i soggetti. In meglio o in peggio si vedrà e può cambiare a seconda dei casi. Ma cambia.
Secondo punto. Cosa portate a casa col digitale? Lo sapete o lo dovreste sapere bene: numeri. Solo numeri. Sì, sono organizzati in stringhe binarie corredate di un diagramma medio etc etc, ma sono numeri! Certo anche con la pellicola per stampare produco poi dei files e quindi dei numeri, e le tecniche di stampa sono poi le stesse, questo è ovvio. Ma a casa col digitale voi avete numeri, mentre nelle pellicole ho un supporto con sostanze chimiche e in quella chimica c'è ancora e ci sarà ancora per moltissimi anni (comunque sicuramente finché io sarò vivo), l'energia diretta di quel che ho fotografato. Nelle parti sovraesposte della mia acqua che scrive c'è l'energia fotonica proveniente dal sole! Avete ragione voi: questo in pratica non serve a niente! Ma serve alla mia idea, al mio spirito! Io tengo in mano, anche fisicamente, i fotoni che si sono riflessi sulla criniera che il leone si scuoteva in Africa. Ce li ho veramente qui, nel mio studio, fotoni provenienti da tutto il mondo, e posso guardarli quando voglio, sono ancora lì che girano davvero nell'emulsione, dentro gli atomi da loro eccitati e trasformati.
Se vi sentite ugualmente soddisfatti di avere dei numeri va benissimo, anzi vi invidio, a me dà meno soddisfazione. Ho sempre amato poco i numeri e li ho odiati quando proposti prima da Pitagora e poi da Platone sottoforma di idee: “il mondo reale è solo una copia di oggetti ideali e numeri che sono in un mondo superiore”: stronzate! Idiozie che hanno impedito un migliore sviluppo del pensiero umano per duemila anni! E ora tutte le energie che metto al servizio di uno dei tre scopi della mia vita, quello di creare, dovrebbero servirmi a portare a casa dei numeri! Oibò! I filosofi presocratici che più ammiro sono Democrito ed Epicuro, gli atomisti. Loro hanno detto 2.300 anni fa che i sensi possono avvertire le cose perché dalle cose si staccano materialmente dei corpuscoli che insieme formano l'eidolon, l'immagine, o meglio la copia della cosa, che di continuo si stacca da essa e colpisce i nostri sensi. L'eidolon, anzi plurale, gli eidola sappiamo oggi essere formati, per gli occhi e per la macchina fotografica, dai fotoni: il sensore digitale li trasforma in numeri, l'emulsione fotografica li cattura e conserva anche "materialmente" in sé la loro energia.
Inciso per i pignoli: se classifichiamo le particelle, i fotoni sono nella classe dei bosoni, cioè entità senza massa di spin intero provvisti solo di energia, e so bene che nella  concezione “classica” della fisica non sono materia. Ma vivaddio è oltre un secolo che si è scoperta la fisica quantistica e la teoria generale della relatività: informo chi non lo sapesse ancora che quelle che noi definiamo come energia o come materia sono aspetti diversi della stessa cosa! Inoltre quelle che chiamianìmo "particelle" e che diciamo che si comportano anche come "onde" - fotoni, protoni, elettroni, etc etc - in realtà hanno poco a che vedere con particelle e onde, e andrebbero chiamate "entità".
Terzo punto. Nelle mie conferenze racconto a volte la storia di alcune - pochissime purtroppo - mie fotografie, pensate intensamente e previsualizzate anni prima di essere state realizzate. Uso soprattutto tre foto di uccelli in volo, e inizio mostrando la grande differenza che c'è tra alcune immagini fatte ad 1/20 di secondo l'una dall'altra (cinque scatti al secondo della fotocamera). Spiego che quando si è presentata quell'occasione così tanto attesa e quasi sicuramente irripetibile ho spento  il motore, oppure ho fatto il primo scatto solo nel momento che volevo io, senza iniziare in anticipo la raffica. Oltre al motivo tecnico prima mostrato, c'è un motivo che ammetto essere sì stavolta forse solo romantico e quindi personale. Io non sento molto “mia” la foto se attraverso l'occhio non ci metto l'anima. Cioè se non ho l'esatta memoria di “quel” singolo scatto, mi pare quasi di non averlo fatto io.
Ci sono popoli e persone che credono che essere fotografati porti via un pezzo di anima, io dico il contrario, col mio occhio mi pare di mettere un pezzettino di anima in più nella fotografia. Nel mio ultimo viaggio in Florida sentivo accanto i rumori per me strani di motori che fanno anche venti scatti al secondo... poi si sceglie quello giusto tra i trecento fatti in quei 15 secondi... scusate ma non la sentirei molto mia quella foto, anche se, ripeto è un limite tutto personale. Infatti il rovescio della medaglia è che col digitale portate a casa delle immagini straordinarie, specialmente nel caso di animali in movimento, istanti di natura bellissimi ed emozionanti che con la pellicola erano delle rarità da funamboli.
Quarto punto, forse accessorio. Vi aggancio qui sùbito all'articolo scritto da me e Mauro Pieroni (www.ilfuocoimperfetto.it), che potete trovare qui o su www.blog.fotoit.it, nel quale si parla del “Rapporto tra fotografia realista e digitale”, dove si cerca di capire quali siano i limiti che ha l'elaborazione per non trasformare la nostra opera da fotografia realista a immagine fotoprodotta. Si potrebbero scrivere tre storie della fotografia: A-quella della fotografia vera e propria (realista), dove l'idea e quindi la pratica del fotografo è quella di rappresentare la realtà (rappresentare e non riprodurre ovviamente); B-quella dell'immagine fotografica, dove la fotografia è tappa iniziale e viene elaborata o manipolata per arrivare a  qualcos'altro, viene cioè alterata, ma dove questa alterazione è evidente oppure dichiarata; C-la storia dei falsi fotografici, dove l'autore ha falsificato la fotografia senza dichiararlo, e questo non solo - ma anche - per scopi fraudolenti.
Ci sono occasioni e intenti dove NON necessariamente la foto deve mantenere il suo aggancio e la sua radice con quello che si vedeva nel mirino al momento dello scatto, come per esempio in un concorso a tema libero, o in un progetto artistico dove si dice esplicitamente che, attraverso l'elaborazione, ci si serve della fotografia per dire qualcos'altro rispetto al soggetto ripreso. Ci sono altre occasioni dove invece dire la verità (col linguaggio fotografico ovviamente, che è una porzione significativa della realtà visiva che voglio rappresentare) è d'obbligo: dal semplice ritratto per il passaporto, alla fotografia naturalistica, fino al campo vastissimo ed oggi sempre più importante del fotogiornalismo, che porta con sé responsabilità enormi. Lo spazio tra taroccare una foto per vincere un concorsino o per rovinare una persona o provocare una rivolta è pieno di mille diverse cattive intenzioni.
I miei “I racconti di Mayim” descritti all'inizio, pur essendo effettivamente molto strane e pur dando l'impressione di essere delle elaborazioni, sono “vere” fotografie. Però, e qui salta fuori un'altra mia sensazione personale che stavolta so essere comunque condivisa da molti, ho un problema davanti ad una proiezione digitale: ho sempre la sensazione che mi si racconti una bugia anche quando siamo in ambito realista. E più la foto è straordinaria più il diavoletto dentro mi dice: “guarda cosa ti stanno dando a bere!”. Va bene, sarò particolarmente diffidente, ma dovete tutti ammettere che chi è bravo nelle elaborazioni può creare qualsiasi immagine. Lo ripeto: chi è bravo nelle elaborazioni può creare qualsiasi immagine e quindi io posso legittimamente avere qualsiasi dubbio. Questo vale per ogni immagine, anche televisiva, attenzione, questa è la nostra vita! e più è importante che ci venga detta la verità più il nostro dubbio ha un peso.
Ora non è che le nostre conferenze con proiezione siano poi così importanti, ma la nostra onestà e la nostra dignità sì, per me sono importanti. E credo e spero lo siano anche per voi. Allora quando faccio una proiezione a Torino o a Catania, se posso la faccio con le mie diapositive originali; uso qualche duplicato ma non tanti: sui lati della pellicola del duplicato ci sono, come nelle diapositive ricavate da files, sigle sui bordi diverse che nelle diapositive originali (non so se si possano ottenere da files delle dia che abbiano sui bordi queste stesse sigle, tutto si può fare ma spero sia impossibile, o costosissimo o che soprattutto vengano delle schifezze). Li sento bene i commenti alle proiezioni digitali quando passano le foto più belle e spesso più premiate su temi che non ammettono l'elaborazione: “Lo sai vero che è taroccata”, “E' più falsa questa dei soldi del monòpoli”, “Non esistono in natura colori così saturi”, “Ci deve avere lavorato una settimana per farla così”: ditemi che non è vero! Ripeto quel che ho già detto: questo punto forse può essere poco importante ma per me lo è.
Altri motivi, forse più spiccioli, in libertà. Cinque: quando tornavo da un viaggio fotografico con 1.500-2.000 scatti, in dieci giorni ero in grado di fare la proiezione pressoché definitiva; Mauro, che dedica con passione e grande maestria molto tempo alla fotografia quando tornava da un viaggio con le pellicole  in due o tre settimane ci faceva una bellissima proiezione, adesso che ha il digitale impiega due o tre mesi, quando va bene; Riccardo, anche lui bravissimo ma che non ha molto tempo, dopo sei mesi è sempre lì che a suo dire “litiga coi raw” e non è in grado di farci vedere niente.
Sei. Argomento forse in via d'esaurimento ma oggi ben presente (ultimo aggiornamento: 2017). Vedo spesso delle proiezioni in digitale, organizzate non da dilettanti ma da persone che lo fanno di continuo e con mezzi notevoli, che sono qualitativamente non proprio eccellenti, a volte scarse, a volte addirittura scadenti. Quando ho affidato i miei files per una proiezione digitale - preparati da me ma anche da altri certamente più pratici e bravi di me nel prepararli - il risultato è sempre stato lontanissimo dalla qualità di una proiezione di diapositive, dove mi pare, ma non vi fidate di me, ci sia comunque tutta un'altra profondità. Ho detto vedo “spesso”, non ho detto sempre, e infatti raramente ne ho viste di ottime. Sarà solo questione di tempo e l'argomento cadrà... ma cadrà è futuro.
Ecco le mie argomentazioni, tutte risibili. Non solo: potrei scrivere il doppio a sfavore delle mie amate pellicole. Accenno solo alla difficoltà  di avere delle corrette e congrue scansioni per ottenere buone stampe nei miei formati attuali di 100x150 cm o più. Proprio per questo nel mio ultimo lavoro dell’agosto 2010 a Volterra ho fatto la cosa peggiore che non consiglio a nessuno: usando ovviamente sempre il fido cavalletto ho preso le fotografie sia in analogico, per possedere il mio “indice” materiale pieno di vera energia, che in digitale, per avere già belli e pronti i “numeri” per le stampe in grande formato senza passare dalle scansioni.
Se poi fate concorsi di fotografia naturalistica il digitale è ancora di più d’obbligo. Non c’è dubbio che gli animali in movimento sono il soggetto che funziona di più e scattare in analogico sarebbe come andare in bicicletta mentre gli altri hanno la moto, e una gara è una gara, vince chi arriva primo, non importa del fumo e del rumore. Spero solo che non trucchiate il motore. Ho infatti una preghiera e un consiglio finali. Elaborare le fotografie per ottenere immagini è davvero bello, lo dico serio e non ironico avendo realizzato e avendo in corso diversi progetti in cui altero le mie foto per avere immagini fotoprodotte. La preghiera: se manipolate una fotografia dichiaratelo!
Pensiero finale, che è anche un consiglio: usate il digitale, dà veramente grandissimi vantaggi pratici e migliorerà sensibilmente il corpo delle vostre fotografie... io per le foto che reputo più importanti continuerò ad usare la pellicola, mi accontenterò di cercare di migliorare il loro spirito.
carlodelli, dicembre 2010

 

 
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