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Notizie flash

giugno 2017 Nella splendida cornice della Certosa di Calci sono relatore al workshop "Fotografare il comportamento animale"

Interessantissima e proficua presentazione del mio libro "... nelle nostre ossa" presso la Coop di Porta a Mare a Pisa!!

maggio 2017 Serata di Creative Life a Campi Bisenzio, su invito del grande Giorgio Tani

Aprile 2017 Con grande piacere sono stato invitato a Firenze dal fotoclub IL CUPOLONE per una serata su fotografia e poesia.

Marzo 2017 Davvero molto interessante il convegno su Astrattismo e Natura a Palazzo Vitelli a Pisa, che mi ha visto tra i relatori.

Gennaio 2017: è uscito il mio Ebook, che è anche un AUDIOLIBRO, "...sulle nostre ossa", che racconta una breve ma intensa storia in liriche e fotografie. Lo trovate su www.intrecciedizioni.it o su Ibook dell'Apple Store.

11 novembre 2016: I° incontro Carlo Delli . creative life , Pisa, via Valgimigli 1

22 aprile 2016: relatore all'incontro-dibattito su "Etica e atto fotografico oggi" alla Scuola Superiore S.Anna di Pisa.

Marzo 2016: la mia opera "La Terra non ci guarderà mai", appositamente creata per il tema "Il cinema e lo sguardo degli altri" è esposta al MAM - Museo Arte Moderna - di Cosenza. Potete vederla sullla mia pagina fan di feisbuk: "Carlo Delli . creative life": iscrivetevi!!

Dal 26 settembre al 18 ottobre 2015 ho esposto un dittico di Fotografie e FotoScultuRes al Museo di Arte Contemporanea Carà di Muggia-Trieste.

New York !!! Dal 21 maggio al 3 giugno 2015 esposizione di fotografie e fotosculture della serie "Mari" nella bella ONISHI Gallery nel quartiere artistico di Manhattan, Chelesea, comprese nella mostra "The vibrancy of being human".

Aprile 2015: impegnativo SOLO STAND alla Fiera M.I.A. , Milan Image Art, insieme alla Galleria Spaziofarini6 di Milano.

Aprile 2014: emozionante mostra personale nella Galleria 10.2! International Research Contemporary Art di Milano, curata da Gigliola Foschi, con le fotografie de I racconti di Mayim e il Video IO sono molto più di mayim n°1.

Dal 21 dicembre 2013 al 30 marzo 2014 la mia mostra "Dell'acqua e della luce" nelle due grandi sale del secondo piano di Palazzo Lanfranchi a Pisa. 24 fotografie in grande formato tra cui le 10 inedite di "IN UTERO".

Nell'agosto 2013 una mia opera e un mio testo poetico alla collettiva Luci e ombre - Tornare @ Itaca a Grimaldi, in Calabria. La mostra è replicata a Milano in novembre-dicembre.

Nel giugno 2013 ho partecipato alla collettiva "Natura permanente e la Cura - l'acqua, l'aria" a Palazzo Pirola a Gorgonzola, con testi di Eleonora Fiorani, con le opere Mare n°3 e Mare-fuori serie n°1.

Nel maggio 2013 sono stato presente alla collettiva "Shop_Les jeux d'amour" nella Galleria OSTRAKON di Milano, con un'opera di FotoSculptuRes in vetro, fotografia, legno e resina, della serie "Nell'ora che mi conosci".

Novembre 2012: per la seconda volta sono all'evento "ARTISTA DI LIBRO" alla Galleria 10.2! di Milano con l'opera "...sulle nostre e sulle vostre ossa".

Il 24 maggio 2012 ho presentato il mio libro d'arte "Trattato sull'apparizione delle lettere e delle immagini" nella galleria DIE MAUER a Prato, insieme al prof. Massimo Mussini.

Aprile-agosto 2012: due mie opere della serie "I racconti di Majim" - in formato 66x100cm sotto plexiglass - alla mostra "Acqua è energia" all'Acquario Civico di Milano nell'ambito di PhotoFestival 2012.

L'evento-mostra ARTISTA di LIBRO mi ha visto tra gli 8 partecipanti alla Galleria 10.2! di Milano. Il vernissage, sabato 8 ottobre 2011, è stato molto positivo!

Il 10 giugno 2011 ho presentato all'SMS di Pisa il mio libro fotografico NATURA di S.ROSSORE-CREAZIONI. Tanta gente, tanti fotografi, tanti amici! davvero una serata emozionante, grazie a tutti!

Nel maggio 2011 è stata aperta nella sede milanese della Galleria 10.2! International Research Contemporary Art la mia mostra "Fotocreature DigOut", curata da Lorella Giudici e Denis Curti.

Febbraio 2011: ho partecipato alla Fiera d'Arte AFFORDABLE ART FAIR - MILANO www.affordableartfair.com come artista della Galleria milanese 10.2! International Research Contemporary Art !! www.diecipuntodue.it

Il 29 gennaio 2011 si è tenuto l'evento CARLODELLI - POESIA, FOTOGRAFIA e IMMAGINE nell'Aula Magna del S.Anna a Pisa, con Bob Evangelisti, Athos Bigongiali e Pierantonio Pardi

Una mia opera è stata presente all'evento "TUTTO IN UNA SCATOLA... D'ARTISTA" nella Biblioteca di Filosofia e Storia, a Pisa, dal 2/10 fino al 31/12/2010

Nel luglio e agosto 2010 si è tenuta la mostra I racconti di Majim e altre storie nei grandi spazi dello STUDIO GENNAI di PISA.

Dal 14 al 27 maggio 2010 ho tenuto la mostra FOTOCREATURE-INSIDER EXPOSITION nel bellissimo spazio dello Studio d'Arte Pucci a Pietrasanta.

Da SABATO 17 APRILE fino al 18 maggio 2010 ho avuto la personale "MAJIM-Fotocreature" all'SMS in San Michele degli Scalzi a PISA, nell'ambito de "IL FUTURO DELL'ACQUA".

12/2009 La FIAP mi ha conferito la sua massima onereficenza: MAESTRO FIAP.

11/2009 E' nato il "TRATTATO sull'APPARIZIONE delle IMMAGINI e delle LETTERE", una edizione speciale in due tirature limitate del mio ultimo libro di poesie.

11/2009 Col progetto FOTOCREATURE DIG-OUT sono uno dei 24 finalisti del XIII Premio Internazionale MASSENZIO ARTE a ROMA. (vedi www.massenzioarte.it).

07/2009 E' terminata il 23 luglio una mia mostra nel bellissimo ambiente SPAZIO81-MORE a Milano. Si può vedere nella sez. MOSTRA MILANO 2009 nel mio sito principale (www.fotocreature.com)

07/2009 Ho realizzato una foto per la copertina del disco "Sorry but I feel so bad" del gruppo rock "The Blacklies": vedere su www.theblacklies.com.

15 maggio 2009: sono stato presente al Circolo fotografico LE GRU di Valverde (Catania) alla inaugurazione di una mia mostra con un interessante dibattito. Grazie agli amici siciliani!!

11/2008 Un mio ritratto in b/n del poeta Alberto Caramella è sulla copertina del doppio CD "Il soggetto è il mare" con musiche di Gianmario Liuni e testi di Alberto Caramella

Florida

 

 

 


 

 

 




Ho visitato per tre volte quella che per un fotografo di Natura è la Florida "classica", Everglades e Keys, con in più la scoperta della palude di Corkscrew (per questa interessantissima area e per chi volesse qui approfondire l'argomento Everglades, aggiungo dopo queste note il testo di un mio articolo molto dettagliato pubblicato sulla rivista Asferico n°14 anno 5° del dicembre 2003).

Tutto il sud della Florida è un'immensa palude percorsa da un fiume largo decine di chilometri e profondo pochi centimetri, lo Shark River Slough che parte dal lago Okeechobee e va verso il golfo del Messico in una vasta pianura con paludi, paludi boscose, praterie, isole boscose. Le Keys sono invece una serie di strette isole protese verso Cuba per oltre duecento chilometri, con bianche spiagge, distese di mangrovie e anche aree boscose verso la parte finale.
Il posto d'eccellenza per fotografare nelle Everglades è anche uno dei più famosi al mondo, l'Anhinga Trail, un sentiero ad anello per buona parte su camminamento a palafitta. È un percorso breve ma da sogno, dove gli animali si comportano come se noi non esistessimo. Ho visto proprio sotto di me inseguimenti di aninghe a pesci, cacce, catture, tuffi, e addirittura un'aninga mi ha beccato per scansarmi e si è messa a pulirsi accanto a me, probabilmente mi ero seduto nel suo posto preferito!
Comunque un po' dappertutto è così. Si possono ad esempio fare giri in bicicletta lungo i canali scansando letteralmente gli alligatori che prendono il sole in mezzo alle stradine (non sono per niente aggressivi) e osservando le numerosissime specie di uccelli, dagli avvoltoi ai picchi passando dai tanti trampolieri. Nutrita la presenza di rettili oltre agli alligatori: tartarughe d'acqua, lucertole colorate, iguane, molti serpenti. Si vede facilmente il procione e sono presenti ma più difficili da vedere la lince e la lontra. Nei boschi delle Keys si può avvicinare il cervo della Virginia. Possibilità di immersioni per i subacquei, ma la barriera corallina è molto al largo e quando ho tentato io il mare agitato non ha permesso una immersione soddisfacente. Però sono possibili meravigliosi incontri ravvicinatissimi con pesci, molluschi e crostacei e anche con alligatori... per i non-vegetariani!


GALLERIE

Nelle gallerie, come quasi sempre, potete vedere le immagini più interessanti fotograficamente e qualche curiosità, e non un catalogo di specie.
Nella galleria "Uccelli" molto spazio iniziale alle aninghe riprese per lo più nel "loro" sentiero ma anche a Corkscrew. La foto 14 dell'airone bianco maggiore è anche tra le "IMMAGINI COMMENTATE". I primi piani sono fatti assolutamente in natura, le penne dell'aninga addirittura col macro.
La seconda foto della galleria "Paesaggi e altri animali", la 29, è la vista aerea proprio dello Shark River Slough con le "isole" boscose; dall'alto è evidente la direzione della lentissima corrente. Nella 30 si vede l'arrivo di un temporale nelle praterie; incendi dovuti a fulmini sono frequenti e fanno praticamente parte del ciclo naturale di rinnovamento della vegetazione. In foto 32 si vede come l'acqua sia molto scura, colorata da sostanze vegetali, la precisazione è che è comunque limpidissima. La foto dell'orsetto lavatore è mossa perché fatta evidentemente con tempi lunghi: l'animale si vede quasi esclusivamente sul tardi della sera e col flash l'immagine era veramente poco interessante.

L'obiettivo più impegnato è stato il 400 mm f 4.5 ma sono state usate un po' tutte le focali fino al 20 mm, con diverse foto fatte col macro 100 mm.. Cavalletto per le foto 31 e 36 e per le ultime quattro 47, 48, 49 e 50. Originali su invertibile 50 e 100 asa. Il flash è stato qualche volta usato per schiarire il soggetto principale come nella foto n° 01 dell'aninga in decollo da un albero, nella macro 38 e nei primi due rettili 39 e 40; evidente il suo uso nella foto 43 dell'alligatore in notturna.

Articolo apparso su "Asferico" anno 5 n°14: CORKSCREW SWAMP SANCTUARY

"La palude di Corkscrew? E' solo una piccola parte delle Everglades" mi aveva detto qualcuno in Italia. Mi sono ricordato di queste parole quando a Marzo sono andato con alcuni amici all'estremità sud della Florida per visitare appunto il famoso parco nazionale delle Everglades.
All'ingresso gli efficienti rangers forniscono ai visitatori, come accade in tutti i parchi americani, una mappa ufficiale a colori ben leggibile e dettagliata, sulla quale però non figurava da nessuna parte il nome che cercavamo. Ho chiesto informazioni agli stessi rangers e con sorpresa ci siamo sentiti dire che Corkscrew non era affatto nelle Everglades, bensì molto più a nord, vicino alla città di Naples che si trova sulla costa ovest della Florida, quella che è bagnata dal golfo del Messico.

Partendo da Everglades City, piccola cittadina turistica situata nell'angolo nord-ovest dell'omonimo parco, il "Corkscrew Swamp Sanctuary" - il Santuario della Palude di Corkscrew - si trova in effetti 80 km a nord; anche dal punto di vista della geografia fisica si trova fuori dal lentissimo flusso dello Shark River Slough, in pratica un fiume largo in certi punti anche 40 km ma profondo pochi centimetri e dal flusso lentissimo, che partendo dal lago Okeechobee, alimentato a sua volta dal fiume Kissimmee che vi convoglia buona parte delle acque della Florida centrale e centro-meridionale, si dirige verso sud-ovest formando appunto le Everglades.
È un ecosistema paludoso sui generis, davvero molto particolare, al quale anche Corkscrew è comunque legato: "le Everglades sono solo qui, non ce ne sono altre" si legge nel parco, ed é vero. Ma come accade per tutti gli ecosistemi del mondo, più sono particolari più sono a rischio e questo non fa eccezione: sta infatti subendo le pesanti ripercussioni di un'antropizzazione massiccia (la popolazione dal 1950 al 1990 è passata da tre a ben dodici milioni di persone ed è in continuo aumento), ciò che ha portato inquinamento agricolo, inquinamento industriale e un grave cambiamento dei flussi delle correnti causato dagli sbarramenti rappresentati delle vie di comunicazione. Ma ancora prima un grave flagello, che ci interessa in modo particolare, si era già abbattuto sulla regione : la deforestazione.
L'albero più imponente e rappresentativo della Florida è il bald cypress, cipresso calvo (Taxodium distichum), che appartiene alle conifere (Pinopsida) ma è (stranamente per noi europei) una caducifoglia: se noi lo vediamo d'inverno lo diamo per morto, ma già dalla fine di febbraio molte foglioline ricominciano a spuntare proprio come nelle latifoglie del nord. Esistono due sottospecie di cipresso calvo, così diverse che certi autori le considerano due specie distinte: il "Taxodium distichum" propriamente detto ha gli aghi delle foglie molto piatti e dritti ma è soprattutto un albero imponente che può arrivare ai 50 metri di altezza ed ai mille anni di età; il "Taxodium distichum var. nutans", che gli americani non chiamano cipresso calvo ma pond cypress, cioè cipresso degli stagni, ha aghi tondeggianti e piegati all'insù, supera di poco i dieci metri ed ha una vita molto più breve del "fratello maggiore".
I veri e giganteschi cipressi calvi dominavano un tempo le paludi non solo della Florida ma di tutto il sud-est degli Stati Uniti, con interminabili distese di boschi che avevano più di mille anni di età. Ma proprio per la loro stazza e conformazione questi alberi rappresentavano una fonte di ottimo legname e perciò per secoli, fino agli inizi dei nostri anni '50, il loro sfruttamento è stato elevato, tanto che il loro areale si era ridotto moltissimo e sarebbero bastati ancora pochi anni per ridurlo praticamente a zero. Da quell'epoca in poi però le ragioni ambientalistiche si fecero sentire e già nel '55 la National Audobon Society cominciò ad organizzare una riserva speciale là dove esisteva il nucleo più antico della restante foresta di bald cypress, con alberi che avevano quasi cinquecento anni di età: questo nucleo, che ha una estensione di 6.080 acri (poco meno di 2.500 ettari) è da allora il Santuario della Palude di Corkscrew, e mi piace molto scrivere "Santuario" perché questa parola rende bene l'idea di quale dovrebbe essere l'atteggiamento verso la Natura da parte di esseri davvero intelligenti circa l'origine, la collocazione ed il senso della loro stessa vita. Andiamoci dunque.

Partendo da Everglades City si percorre verso nord la strada n° 29 e dopo 28 miglia, superata la località di Sunniland, si gira a sinistra, cioè verso ovest, per la n° 858; dopo altre 15 miglia si incontra il bivio sulla n° 846 dove giriamo a destra, tornando cioè verso nord; dopo circa 6 miglia in corrispondenza di una curva a destra a 90° appare il cartello che indica la nostra destinazione: l'ingresso è a mezzo miglio. Occorre stare attenti perché sulle due carte che avevamo noi il Santuario, a differenza di molte altre aree protette, non era segnato. Vi figurava invece la località di Corkscrew che però è ancora più a nord e non è collegata direttamente con l'omonima palude. Se come noi sbagliate, dopo Sunniland continuerete a dritto passando dalla cittadina di Immokalee, nella riserva indiana Seminole, ben diversa dalle città ricche ed ordinate incontrate a Sud, specialmente nelle Keys: qui la sporcizia ed il disordine sono lampanti quanto la povertà degli abitanti, ma queste sono altre considerazioni.
Siamo dunque arrivati nel parcheggio di fronte alla nostra meta ma abbiamo già riempito di immagini un paio di rotolini: lo si può fare infatti addirittura lungo le strade principali, che confinano immancabilmente con bei canali e canaletti pieni di tartarughe acquatiche, alligatori, aironi, cicogne, rallidi, cormorani, aninghe etc. etc. (state però attenti a fermarvi solo quando, come del resto spesso accade, avete abbondante spazio a disposizione sulla destra in modo da non ingombrare minimamente la carreggiata).

Il nostro piccolo parco si visita a piedi dalle 7 alle 17 pagando un ingresso di 6.50 dollari. Salvo due piccoli tratti, uno iniziale ed uno finale, la passeggiata viene fatta tutta su camminamenti sopraelevati perché l'area è perennemente paludosa, con il livello dell'acqua che presenta variazioni contenute. Gli ambienti che si attraversano sono almeno cinque che nell'ordine sono: il bosco secco di pini e palmetto, la prateria umida, il bosco di cipressi di palude, il bosco di cipressi calvi ed infine i laghetti coperti in gran parte da lattuga acquatica. I primi tre sono assai comuni lungo i numerosi sentieri che si possono percorrere nelle Everglades mentre gli altri due sono peculiari - anche se non proprio esclusivi - di Corkscrew.
Il sentiero è davvero bello: si sviluppa per più di tre chilometri con la possibilità di un by-pass che si trova ad un quarto del percorso e che lo riduce della metà senza però "saltare" nessun tipo di ambiente. Come in uso ovunque negli U.S.A. il sentiero è fruibile anche dai portatori di handicap, è fornito di molti cartelli esplicativi ed ha diverse panchine poste in luoghi strategici dove potersi sedere ad osservare l'ambiente ed i suoi abitanti; ci sono anche sei ampi posti di sosta riparati nel caso il visitatore venisse sorpreso dalla pioggia.
L'impressione che si ha quando ci si trova nel folto di questo bosco tropicale umido, questo ibrido tra una jungla di cinematografica memoria e la foresta pluviale amazzonica, è notevole. In questa impressione grande rilievo hanno gli imponenti cipressi calvi che è strano veder spuntare dall'acqua, così come sono strane le radici aeree chiamati knee (ginocchi) di cui sono forniti e che spuntano qua e là nella palude. È un ecosistema ostile agli insediamenti umani, sempre allagato com'è, caldissimo d'estate e caldo anche d'inverno dove però possono verificarsi punte di freddo relativamente notevoli, con un'umidità spesso vicina al 100%, con un sottobosco molto fitto e pieno di zanzare piccole, nere e pelose che atterranno sulla pelle direttamente col pungiglione e fanno il pieno in pochissimi secondi. È quindi un ambiente che mette sicuramente in soggezione, ma che nello stesso tempo può affascinare.
Non ho appurato se sia storia o leggenda, ma mi hanno raccontato che gli indiani Mikkosukee ed i Seminole non si sono mai formalmente arresi al governo degli Stati Uniti perché, dopo le battaglie perse, i superstiti si rifugiarono nei boschi paludosi del sud, dove l'esercito americano non riuscì nemmeno ad entrare; a sentirlo potrebbe sembrare un'esagerazione ma chi si trova nella foresta di Corkscrew capisce sùbito che non avrebbe potuto essere altrimenti.

Vediamo gli ambienti uno per uno. Il bosco secco di pini e palmetto presenta una specie di pino, il "Pinus elliotti", e due specie di palme, l'alto sabal (Sabal palmetto) ed il piccolo, quasi cespuglioso, palmetto (Serenoa repens); queste sono tre piante comuni in tutto il sud della Florida.
Anche la prateria umida è comune, anzi è oggi l'ambiente più comune di tutta l'area, ed è dominata da distese di un'erba alta da 60 fino a 180 centimetri, la "Spartina bakerii", interrotta qua e là da densi arbusti di "Hypericum reductum" dai fiori gialli e da quelli più alti (fino a due metri e mezzo) di "Cephalantus occidentalis" dai curiosi fiori bianchi che gli americani chiamano "spilloni da cuscino", che attirano col nettare le farfalle e con i semi i piccoli passeriformi. In marzo sboccia già l' "Iris exagona" dai vistosi petali viola chiaro e si vedono i primissimi candidi fiori del giglio di palude (Crinum americanum).
Tra gli animali che si possono osservare in questo ambiente spiccano due mammiferi. Il primo è l'orsetto lavatore o procione (Procyon lotor) che, a dispetto di quanto scritto nei libri circa la sua attività notturna, si può vedere con un po' di fortuna a mattino inoltrato o la sera ben prima dell'imbrunire, mentre cerca con metodo per ogni dove con le sue zampette. Negli stessi orari può capitare di vedere il più schivo e mimetico cervo dalla coda bianca (Odocoileus virginianus), la cui sottospecie della Florida, più piccola di quella continentale, è un'ottima nuotatrice.
Alla prateria umida segue un breve tratto di bosco a cipresso degli stagni, anch'esso molto diffuso in tutte le Everglades, ma subito dopo si comincia a gustare il piatto forte di cui abbiamo già accennato e cioè il bosco allagato dominato dagli altissimi cipressi calvi. Altri due alberi fanno compagnia ai giganti: l'acero rosso (Acer rubrum), comune in tutto il continente nord-americano ma che qui perde le sue foglie solo per un tempo brevissimo per rimetterle immediatamente, ed il melo di palude (Annona glabra) i cui grossi frutti verde-giallo sono cibo per scoiattoli e procioni.
Una pianta che si vede ovunque in questa giungla e che anzi contribuisce molto a darle tale aspetto è lo strangler fig, letteralmente il fico strangolatore (Ficus aurea) che qualche volta cresce dal terreno come un albero normale, ma che spesso nasce sopra un altro albero che poi copre con le sue radici che scendono a terra avvolgendo ed a volte soffocando l'ospite; i suoi frutti sono il cibo preferito del picchio pileato (Dryocopus pileatus).
Altri vistosi protagonisti della vita di Corkscrew, con le loro superbe fioriture rosse e gialle, sono varie specie di Tillandsia, piante epifite e non parassite che in certi punti si vedono attaccate sui tronchi e sui rami di quasi ogni albero. Una particolare specie è la "Tillandsia usneoides", chiamata popolarmente muschio spagnolo perché pende dai rami degli alberi in lunghe chiome dondolanti nutrendosi solo di sostanze trasportate dal vento con la polvere, tanto che può crescere anche sui fili della corrente elettrica. Sui tronchi degli alberi troviamo pure diversi licheni, alcuni dei quali di un bel colore rosso rosato. Anche le felci la fanno da padrone nel bosco, con oltre trenta specie soprattutto dei generi Blechnum, Acrostichum, Osmunda, Polypodium, Nephrolepsis, Campyloneurum etc., che si notano ovunque si giri l'occhio, come se una mano sapiente avesse voluto abbellire ulteriormente, con le forme slanciate e le fitte pettinature delle loro foglie, un ambiente già ricco di piante cosiddette "ornamentali".
Nel bosco umido si può vedere fugacemente lo scoiattolo grigio (Sciurus carolinensis), comune in gran parte degli U.S.A. Un mammifero più interessante da osservare è la lontra (Lutra canadensis); secondo il guardaparco non è difficile da vedere, ma noi in tre giorni non ne abbiamo vista nessuna, anche se la loro presenza è garantita dai grugniti che si odono spesso. Anche il procione può essere visto nel bosco.
Tra gli uccelli facilmente osservabili annoto due specie di picchi: il già citato "Dryocopus lineato", grande e nero, ed il "Melanerpes carolinus" screziato in bianco e nero sul dorso; ambedue hanno la testa rossa e sono presenti anche in spazi più aperti. Tipico del bosco è invece il gufo striato (Strix varia) che si può vedere riposare su qualche ramo o sentire nel suo tipico verso che gli americani traducono con <who cooks for you - who cooks for you all>, mettendoci però (strano per loro) molta fantasia. Non riporto un lungo elenco di altre specie avvistabili (ma mi rifarò tra poco).
Ultimo ambiente molto interessante sono i laghetti, quasi interamente coperti da fitti tappeti di lattuga acquatica (Pistia stratiotes) e di felce acquatica (Salvinia minima) che solo in poche zone lasciano vedere l'acqua sottostante. Ai loro lati troviamo facilmente due piante molto belle: la "Pontederia cordata", sempre in fiore, e la "Sagittaria lanceolata" dai bei mazzi di foglie slanciate ed anch'essa sempre in fiore. La "Thalia geniculata", altra pianta acquatica dalle larghe foglie e che si arricchisce in estate di bei fiori porporini, ha una piccola storia da raccontare: viene chiamata "bandiera degli alligatori" perché i cacciatori la usavano come indicatore, ben sapendo che cresce di preferenza intorno alle "holes", le buche che i grandi rettili scavano e usano come tana durante la stagione degli amori e della riproduzione.
Prendendo un po' di tempo e mettendosi ad osservare lo spazio aperto dei laghetti si può vedere in azione la poiana dalle spalle rosse (Buteo lineatus) della quale si può comunque sentire il grido, soprattutto tra l'inverno e la primavera quando costruisce il nido; la cicogna americana (Mycteria americana) che qui nidifica con parecchie coppie in luoghi ben visibili; l'elegantissimo nibbio dalla coda forcuta (Elanoides forficatus) che nelle forme e colori sembra sulle prime una grossa sterna ed è anch'esso nidificante; due specie di avvoltoi, il tacchino (Cathartes aura) ed il nero (Coragyps atratus), che talvolta si trovano sul passamano e non è detto che volino via se passate lentamente dall'altro lato del camminamento.
Il raro aramide dell'america tropicale (Aramus guarama) può essere visto riposarsi sui rami, come è capitato a noi, o girare tra la vegetazione alla ricerca di chiocciole-mela (Pomacea caliginosa); non ci sono molte aninghe (Anhinga anhinga) ma se ne trovate anche una sola ad asciugarsi le penne potete farle un ritratto usando l'obiettivo macro! Facile da sentire ma molto difficile da vedere è invece il tarabuso americano (Botaurus lentiginosus).
Sono invece facili da vedere, ancora sulle piante acquatiche, il tarabusino dorsoverde (Butorides striatus), sempre preso dall'attenta e serissima caccia ai numerosi pesciolini, e la piccola garzetta blu (Florida caerulea), che si aggira senza posa tra la lattuga girando buffamente il collo da una parte e dall'altra alla ricerca di qualcosa che apparirà presto nel suo becco: uno dei grossi gamberi d'acqua dolce "Procambarus blandingii", che si possono vedere meglio in un piccolo acquario posto lungo il percorso.
Sul camminamento sono di compagnia, facendosi addirittura toccare (a meno di non saltar via all'ultimo momento con lunghi salti apparentemente senza sforzo, come fossero provvisti di molle) due specie di iguanidi che sembrano comunque "normali" lucerole: la verde "Anolis carolinensis" e la marrone "Anolis sagrei". Quella verde può cambiare colore come i camaleonti ed i suoi maschi possono gonfiare un vistoso ventaglio sotto la gola per difendere il loro territorio da altri maschi. Il serpente a sonagli diamante (Crotalus adamanteus) è piuttosto raro; alligatori e tartarughe, difficili da vedere nel fitto di Corkscrew, sono come già detto facili da vedere lungo le strade di accesso.
Tra gli anfibi più comuni vi sono la piccola raganella arborea verde (Hyla cineria), sempre ben mimetizzata tra le foglie sopra l'acqua, e la grossa "pig frog" (Rana grylio), letteralmente "rana-maiale" per via del verso caratteristico che sembra un grugnito.
Esistono ovviamente molte specie di pesci ed una miriade di artropodi. Vi colpiranno nell'animo le libellule-zebra (Celithemis sp.), con le ali colorate come quelle di una farfalla, e le vere grandi farfalle heliconidi e papilionidi, delle quali non so per quanto vi rimarrà il ricordo. Vi colpiranno invece nel corpo le già citate zanzare e se non vi siete coperti ben bene di repellente sono certo che ve le ricorderete almeno una settimana (dare retta ad un cartello iniziale che suggerisce di non usare gli spray perché anche le zanzare fanno parte del ciclo vitale mi pare francamente un'esagerazione).

Alla maggior parte dei visitatori parrà eccessivo stare nel Corkscrew Swamp Sanctuary per tre giorni, dedicare cioè tanto tempo ad un'area così piccola con tante cose da vedere nelle vicinanze. Probabilmente avranno ragione, ma noi ogni giorno abbiamo visto animali e situazioni differenti e visitando poi parecchi altri posti nelle Everglades non abbiamo più sentito quella magica miscela di sensazioni opposte: quella di attrazione, di far parte, di esserci, e nello stesso tempo l'altra, quella di esclusione, di estraneità, di non esserci; e questa seconda impressione si ha anche nel senso positivo di essere lì come dei fantasmi, sospesi ed invisibili in un mondo animale che si comporta, anche nelle nostre immediate vicinanze, come se non ci fossimo.
Normalmente tutto il sentiero può essere tranquillamente percorso in una mattinata o in un pomeriggio, comprese un paio di soste quasi obbligate, una nel fitto della foresta ed una davanti alle distese di lattuga acquatica; i più frettolosi potranno comunque percorrere con calma il sentiero abbreviato in un paio d'ore. In definitiva chiunque va nel sud della Florida per visitare le Everglades e non fa almeno una capatina nella palude di Corkscrew commette un torto... contro se stesso. Vi auguriamo quindi buona passeggiata.

Carlo Delli

 
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